La necessità di una screen education

Una trasformazione appena cominciata

Internet, smartphone, computer, i-pad, videogiochi hanno cambiato il mondo negli ultimi 20 anni, ma non solo…. ci hanno cambiato come persone. Tutti gli aspetti della vita quotidiana dell’uomo sono mediati dalla tecnologia, dal divertimento alla socializzazione e alla ricerca di informazione, tutto è mediato dagli schermi. Stiamo vivendo trasformazioni che sono espressione della rivoluzione digitale, che è bene dirlo, è appena cominciata. Trasformazioni, quante e quali trasformazioni stiamo vivendo? Quali gli aspetti positivi che abbiamo guadagnato nell’era digitale, cosa stiamo perdendo o abbiamo perso?
Sono domande complesse alle quali siamo in difficoltà a rispondere: il progresso tecnologico è velocissimo, le novità sono quasi all’ordine del giorno, aggiornarsi è un comandamento della vita digitale. Ma c’è una difficoltà in più: siamo di rincorsa nel comprendere il significato psicologico dell’era tecnologica perché l’adulto utilizza questi strumenti in modo molto diverso dai ragazzi di oggi, ragazzi che possiamo chiamare nativi digitali perché nati in un territorio in cui le tecnologie erano a portata di mano.

Nativi digitali vs Tardivi digitali

Noi adulti invece, ci dobbiamo considerare come immigrati digitali, o tardivi digitali perché abbiamo imparato già da grandi a usare questi strumenti. C’è chi si è ambientato bene con le nuove tecnologie ma ci sono molti adulti che tuttora faticano o non sono interessati alla vita tecnologica. Possiamo dire che vi sono resistenze generazionali.
Noi abbiamo memoria che molte cose del quotidiano possono essere svolte anche senza cellulari e computer, i ragazzi di oggi no, danno per scontato il loro utilizzo per ogni attività e ne fanno un uso massiccio , totale, un uso che per loro è indispensabile.
I ragazzi di oggi, i nativi digitali, hanno una forma mentis diversa dall’adulto mentre l’adulto di fronte ai dispositivi digitali è come se dovesse imparare una lingua straniera che invece i ragazzi hanno appreso sin da tenera età.
E qui nasce il quesito di base, se l’adulto non conosce il mondo digitale e fatica a comprendere i nuovi fenomeni dimostrando un atteggiamento diffidente e nostalgico come può educare all’uso consapevole e responsabile di questi strumenti da parte dei giovanissimi?

Educare all’uso delle nuove tecnologie

L’adulto nei confronti della vita davanti allo schermo dell’adolescente, può assumere un atteggiamento oscillante fra due opposti: da una parte il lasciar fare, dall’altra il proibire. Due atteggiamenti che risultano essere le 2 facce della stessa medaglia, ovvero il non conoscere l’argomento e agire per paura, per pregiudizio o ignoranza.
Educare all’uso delle nuove tecnologie significa anzitutto proteggere il giovane dalle insidie e dai pericoli, ma non solo, educare significa anche proporre il meglio della vita tecnologica per favorire l’arricchimento della persona.
I dati statistici dicono che i ragazzi invece imparano da soli a muoversi nel web imparando dall’esperienza e dai propri compagni con il rischio di perdere delle opportunità e di essere esposti a pericoli ai quali non sono preparati equipaggiati
Un plauso va alla polizia postale che mette in guardia i giovani dai reati, dai pericoli, dagli illeciti. Ma c’è molto di più, questi sono solo alcuni aspetti importanti della vita digitale.

Fatichiamo a parlare…

Di altri contenuti si fatica a parlarne, alcuni esempi:

  • che senso ha per un adolescente tutto il tempo speso davanti allo schermo in una eterna connessione?
  • Come si sviluppa l’ identità di un adolescente che ha un concetto di privacy opposto a quella dell’adulto e che si nutre di relazioni virtuali?
  • e la socializzazione in carne ossa è ostacolata o favorita dai social?
  • e il sistema di valori che l’adolescente deve costruire come si sviluppa in relazione ai contenuti del web in un periodo storico in cui tutto appare liquido, dove tutto è il contrario di tutto e la bussola per orientarsi sembra essere il proprio bisogno personale e narcisistico.
  • Il tempo speso davanti allo schermo è tempo perso e tolto ad altre attività più creative
  • la famiglia è in difficoltà, spesso frantumata, ognuno è assorto davanti al proprio schermo,la tecnologia è divenuta un competitor molto forte per i genitori..cosa devono fare?
  • il web è veloce, in continuo movimento e dà all’internauta una sensazione di onnipotenza e euforia, come viene tradotto tutto questo nella vita di tutti i giorni
  • l’apprendimento scolastico è cambiato…ma come è cambiato, facilità di accesso, ma l’approfondimento, la riflessione?
  • la sessualità con la facilità di accesso ad ogni immagine o video risulta anch’essa trasformata, ma quali le trasformazioni?
  • dove sta la normalità dove sta la patologia, quando ci dobbiamo preoccupare?

La seduttività degli strumenti digitali

Domande importanti alle quali possiamo rispondere solo se riusciamo a stimolare una nuova cultura capace di contemplare l’interazione delle tecnologie con lo sviluppo dell’uomo, un nuova cultura per comprendere il cambiamento antropologico che stiamo vivendo perchè siamo di fronte a un nuovo modello di uomo.
Dove ci stanno portando le tecnologie, i cambiamenti, le trasformazioni verso quale direzione vanno? Ci portano là dove vogliamo andare?
La seduttività di questi strumenti è tale per cui fatichiamo a fermarci a pensare, a creare un pensiero a riguardo. Fermiamoci, riflettiamo.
Vogliamo che il forte vento tecnologico ci conduca verso una direzione chiara: vogliamo che le tecnologie siano a servizio della persona, che siano a servizio dello sviluppo sano dell’adolescente, vogliamo che siano una risorsa per il benessere e la crescita.
Capita invece che il vento tecnologico ci possa portare lontano, alla deriva, favorendo le nostre debolezze, le nostre insicurezze, la nostra vulnerabilità.

Timonieri nel vento tecnologico

Il vento tecnologico spira forte, il mare digitale è sterminato, e al timone ci deve essere l’adulto per raggiungere l’obiettivo prefissato.
L’adulto come ogni timoniere deve essere sufficientemente esperto, si deve saper orientare, deve preoccuparsi, non deve farsi prendere dal panico, deve saper leggere la situazione e deve tenere bene la rotta.
L’adulto deve cominciare a dire la propria sulla vita digitale dei giovani, ogni adulto (genitore, insegnate, educatore, psicologo…) deve svolgere il suo ruolo di timoniere nell’era digitale
Riflessioni queste che hanno spinto al sottotitolo provocatorio: A quando una vera educazione da parte degli adulti?…beh, da oggi in poi vogliamo fare sul serio.
Dott. Francesco Rasponi

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